Folie à deux

Hey tu. Si ce l’ho con te, Caro. Insistente e non così dolce metà che con una mai accreditata maturità mi prendi da parte e dici “così non va”. Con la supponenza di chi crede di sapere tutto. Non fraintendermi, spesso siamo stati bene insieme: sei stato la mia assicurazione sulle puttanate, sui voli pindarici e i castelli in aria, mi hai risparmiato svolte avventate e a volte svolte stolte. Ogni tanto hai esagerato, come quando nostro figlio è rincasato con quel tatuaggio e ti sei messo a piangere: non ho ancora capito se la tua reazione fosse dovuta all’emozione di vederlo cresciuto o solo cambiato. O se in quel momento avevi già capito come sarebbe andata a finire. Chissà. Quello che so, per quanto poco sia, è che fra le pieghe della tua logica e del tuo pragmatismo paterno manca qualcosa. Non il benessere e le approvazioni, queste cose le hai sempre ottenute con facilità, al contrario di me, e sono sicuro che anche il nostro figliolo ne trarrà giovamento, un giorno.
Oggi però sono qui a dirti che sono stata in disparte troppo tempo, succube di una relazione dove io ero quella sbagliata, quella da tenere a freno, quella che nella vita non aveva e non avrebbe mai combinato nulla.
La rabbia epurata è un anestetico del cazzo, ma l’ho scelto io: tu sei grande e grosso, e quando torni dal lavoro sei pure un po’ incazzato. Conosco tutte le tue cinture a memoria, quando non mi ci picchi, mi ci leghi e rimaniamo così finché non torna la calma.
Così scusa se ti scrivo, ma devo tutelarmi un po’ anch’io.
Quello che voglio dirti è che il nostro ragazzo ultimamente è influenzato eccessivamente dalla tua presenza, non sarà mai poeta ma spero non diventi ragioniere. O peggio, stratega. Lui è fatto così, crede in quello che si è inchiostrato ma la nuca non è la fronte, quello che gli suggerisci eclissa un po’ la sua libertà, la voglia di volare rischia di essere tarpata, la paura di cadere un po’ troppa. E scusa se sembro Jovanotti, ma sai che sono sempre stata un po’ troppo citazionista.
Insomma marito mio, smettila coi “Vola basso”, coi “Pensa concretamente” ma soprattutto basta coi “Vacci piano”. Perché chi va piano va sano e va lontano, ma spesso arriva con una sporta di rimpianti e di occasioni perdute. E cos’è quell’altra stronzata con la quale hai esordito l’altra sera, quando ti parlava di quella ragazza? “Accontentati di quello che viene e non farci caso se dopo un po’ si perde tutto in una bolla di sapone”. Ti piacerebbe se tra 15 giorni il sole non si facesse più vivo? Se i fiori sbocciassero solo per un’estate o due, e poi tanti saluti? O che la tua canzone preferita diventasse afona dopo un mese? Come si può ragionare al risparmio, in certe cose? Io voglio che nostro figlio non freni, intanto che può permetterselo. E se questo lo dovesse condurre a pieni incisivi contro un muro, mi assumerò le mie responsabilità, sarà un dramma assoluto. Ma in caso contrario ad essere assoluto sarà qualcosa di bello. Qualcosa che, affidato a te, lui non potrebbe raggiungere mai. E io a lui voglio bene. Onestamente, molto più di quanto ne voglia a te.
Spero tu possa capire, che si riesca a trovare un compromesso e che tu, Cinio Razio possa per una volta non essere il prepotente capofamiglia, ma un fido alleato.
Ancora un po’ Tua,
“Fol” Lia
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