DANTE FERTILIZZANTE, LA VIGNATONA e LE COINCIDENZE CHE NON ESISTONO.

Ho capito quasi subito di non avere i requisiti necessari per tenere botta rispetto alla vita. E’ il 1992, credo, terza elementare. Per completare l’album degli Sgorbions (gli anni 90 erano una figata, si) mi manca solo una maledetta figurina. Si chiama Dante Fertilizzante: il mio sacro graal, il mio tessoro. Una mattina illuminata, il mio amico e compagno di classe Cristian entra nell’atrio della scuola e mi allunga Dante Fertilizzante: “ce l’ho doppio, tieni”.

Nel momento preciso in cui ottengo qualcosa di importante, ottengo la paura di perderla. Nel mio caso, la paura è grande, grossa e ben presto muta in angoscia. Di farmi rubare la figurina, di smarrirla, di rovinarla.

Così, ecco la contraddittoria intuizione. Forse un bambino ha un modo solo per scacciare i mostri: non esserne più l’interesse. Così avvicino un bambino a caso e gli regalo la figurina.

Senza di lei, non ho quello che voglio ma non ho neppure paura.

Un perverso modo di sopravvivere. O forse il più innocente che mi venisse in mente.

 In quegli stessi anni, durante l’intervallo, la mia classe e le altre sezioni si riversano nel parco accanto alla scuola e per 15 minuti si scatenano in attività che si concludono sempre con qualche sbucciatura o piagnisteo. E’ lì il primo ricordo di te, che prendi per il culo una compagna grassa e goffa. La chiami Vignatona e la sbeffeggi un po’ troppo correndo per il prato.

Che tu ci creda o meno, è l’unico momento in cui ti rivedo senza un’ombra e senza la fatica della vita addosso. Anche dopo vent’anni di amicizia, devo tornare là.

Negli ultimi mesi ho scoperto che stai male, peggio della mia peggiore previsione. Basterebbe a farmi pensare a queste cose, ma il periodo è gravido di notizie e così scopro che in ginocchio non ci sei solo tu. Persone altrettanto vicine a me, persino consanguinee. Hanno tutte perso la rotta, al punto da vergognarsi di dirlo, da vergognarsi di chiedere aiuto. E forse fate bene a non chiedermelo, se è vero che non so custodire neanche una figurina. E che le palle e la rotta le ho perse anche prima di voi, forse. Le coincidenze non esistono, la situazione non migliora. E io perdo il poco coraggio che ho. Vorrei qualcuno che mi dicesse che è il contrario, che me lo mostrasse. Che mi dimostrasse che possiamo tornare ai tempi della Vignatona, con tutti gli sforzi di cui siamo capaci. Ma che si possa.

 Quando penso a voi, che arrancate… Quando penso a me, che non riesco a dirvi altro che “coraggio”… Quando penso che Dante Fertilizzante ha forme diverse, ma mi crea sempre gli stessi scompensi… In tutti questi momenti, non posso non pensare a chi dice che la vita è bella. E, a meno che non sia Benigni, chiederei loro di tacere. O di specificare: la vita PUO’ essere bella. Basta pensare poco, ridere di tutto, avere le palle. E anche culo.

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