INTERVISTA a Roberto Albanesi & Oscar Perticoni

a cura della nostra inviata BIANCA NERIC

Siamo nella vecchia milano, nel cuore di Brera.
Qui, all’osteria degli artisti di Emilio Pizzoni (fratello del “caterer dei Vip” Fausto) abbiamo incontrato il regista Roberto Albanesi e il Maestro Oscar Perticoni (reduce dalle prove del suo ultimo spettacolo alla vicina Scala) per parlare del loro ultimo, intrigante progetto cinematografico. Era da molti anni che il regista di Casalpusterlengo e l’arcinoto compositore italo-polacco cercavano di collaborare ad un lungometraggio, l’occasione è arrivata con NON NUOTATE IN QUEL FIUME, l’horror a tinte surreali ambientato nel piacentino che tributa con passione e molto, molto sangue quegli slasher anni 80 tanto cari ad Albanesi.
C’è lui dietro la macchina da presa, c’è Perticoni alla supervisione musicale del progetto.

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B.N.: Roberto, raccontaci come nasce l’idea di Non Nuotate In Quel Fiume…

ROBERTO ALBANESI: L’idea per Non Nuotate mi è venuta per puro caso. Stavo scrivendo una commedia d’amore basata su di un rapimento, quando di colpo mi è balenata nel cervello un’immagine specifica (che è quella che chiuderà il film). Su quella folgorazione ho costruito tutto il resto.

B.N.: Dal trailer è chiaro il tuo amore per l’horror carico di ironia, i “popcorn” movie degli anni 80. Oltre a questa, quali sono le tue fonti d’ispirazione?

ROBERTO ALBANESI: La videoteca in cui lavoravo quando avevo 11 anni; mi ha dato tutto il materiale mentale possibile per scrivere almeno almeno una dozzina di film (alcuni li ho già scritti da anni). Ho lavorato lì fino a quando hanno chiuso. Ho visto di tutto. Tutti quei film, di qualsiasi genere, sono entrati a far parte del mio “dna creativo”. Odio citare e cerco sempre di fare qualcosa di ASSOLUTAMENTE MIO, ma è ovvio che tutti quei vecchi nastri tornino a “suggerirmi” e ad ispirarmi e qualcosa scappi fuori, volente o nolente. Credo che il mio modo di raccontare possa essere paragonabile a quello di un Landis accelerato… e senza Eddie Murphy.

OSCAR PERTICONI: Caro Roberto, se posso permettermi, io nel tuo cinema vedo anche una spruzzatina del Carpenter giocherellone e spigliato di Essi Vivono, anche se effettivamente più che “assomigliare a”, tu sei uno che stravolge ciò che lo spettatore già conosce. Oscar.

ROBERTO ALBANESI: Grazie Maestro, queste sue parole me le rivenderò a vita.

B.N.: Roberto, regalaci qualche indizio sulla trama.

ROBERTO ALBANESI: Bruce, Stefano e Luigi sono tre delinquentelli che fanno uno “sgarro” alla loro boss. Questa ( ninfomane e cattivissima) li obbliga a sdebitarsi facendo una consegna vicino ad un fiume maledetto… un luogo in cui la gente scompare nel nulla e nessuno sa il perché.

B.N.: Chi fa parte del cast?

ROBERTO ALBANESI: Il cast è composto da amici-attori, da amici-non attori e da colleghi che stimo nel mondo del cinema indie italiano e mainstream, come Pietro De Silva che ha fatto LA VITA E’ BELLA e che anni fa mi lanciò col primo corto HAPPY BIRTHDAY… o come Leo Salemi, regista hard de L’ALBERO DELLE ZOCCOLE di cui sono amico da anni. Fra gli attori ci sono… (ne cito alcuni) Ivan Brusa, Luca Zibra, Stefano Galli, William Angiuli, Roberta Nicosia, Jack Gallo, Sara Basile, Simone Chiesa, Nicola Crucinio, Umberto Daddario (Bortolo Mazzamauro), Paolo Riva, Pietro De Silva (La Vita E’ Bella, L’Ora Di Religione), Leo Salemi, Roberto D’Antona, Denis Frison, Luca Zanovello, Luca Baggiarini, Alberto Bogo Antonio Zannone e Lorenzo Lepori.

OSCAR PERTICONI: Voglio condividere con voi questo triviale aneddoto. William Angiuli lo conobbi anni fa sul set di uno spot tv per una nota marca di anticoncezionali. Il regista lo definì il Clooney italiano. Oscar.

ROBERTO ALBANESI: Sì sì, però William recita meglio di Clooney (ed è più brizzolato).

B.N.: Il cast è ricco, ma anche i talenti musicali non scherzano. C’è IL FIENO, band alternative milanese molto quotata, c’è ALBERTO MASONI e il Maestro PERTICONI . Maestro, cosa la ha spinta a unirsi al progetto?

OSCAR PERTICONI: E’ da anni che io e Roberto volevamo fare qualcosa insieme, stimo la sua passione e il suo modo di giocare con i cliché cinematografici. Li monta e smonta, come faccio io con le convenzioni musicali. Così, nonostante i miei molti impegni nazionali ed internazionali (Sanremo, la colonna sonora di 50 sfumature, ecc) non ho potuto dire di no a lui e agli altri amici coinvolti nel progetto. Credo che Non Nuotate sia un bellissimo tributo a un cinema che non c’è più, e col quale entrambi siamo cresciuti (e che io ho anche contribuito, a cavallo degli anni ’80, a creare), e sono convinto che anche le grandi musiche che abbiamo scelto siano un motivo per “tuffarsi” nel Fiume con noi. Oscar.

ROBERTO ALBANESI: Da anni orbito nell’universo di Sandro Sandroni (regista, produttore, sceneggiatore e molto altro) e della sua famiglia artistica. Sognavo da sempre di poter lavorare col suo storico compositore, il Maestro Perticoni e magari di essere prodotto da Sandroni. Con Non Nuotate sono riuscito a realizzare entrambi i miei sogni (ndr: qui Albanesi sembra quasi commuoversi).

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B.N.: A proposito di cinema, che opinione avete della scena “di genere” italiana?

OSCAR PERTICONI: per quanto mi riguarda, vedo ben pochi autori coraggiosi capaci di divertire e divertirsi col cinema di genere. Soprattutto a livello indipendente, ci sono molti palloni gonfiati, presuntuosi e permalosi, altri che sembra abbiano trovato la telecamera nel sacchetto delle patatine, in fin De’ Conti apprezzo pochi: oltre ad Albanesi e al Maestro Sandroni, apprezzo i ragazzi di Innovazione 2 e Luca Baggiarini, usciti recentemente con alcuni buoni prodotti. Oscar.

ROBERTO ALBANESI: Concordo ovviamente con il Maestro e aggiungo che nella scena indie italiana manca totalmente l’ironia.

B.N.: Maestro Perticoni, descriva Albanesi in 3 parole.

OSCAR PERTICONI: Appassionato, pazzo, Amico. Oscar.

B.N.: Roberto, il Maestro Perticoni in 3 parole.

ROBERTO ALBANESI: Maestro, libertino, esteta.

B.N.: Per finire, ringraziandovi del tempo dedicato, chiedo a Roberto dove i fan potranno vedere il film.

ROBERTO ALBANESI: La prima del film si terrà Venerdì 25 Marzo all’auditorium della Croce Casalese di Casalpusterlengo. L’ingresso sarà gratuito. All’evento sarà presente tutto il cast, la troupe, ma soprattutto Il Maestro Perticoni ed il Maestro Sandroni. Dopodiché porteremo il film in tour. Proietteremo il film ovunque vorranno ospitarci e venderemo in loco il film stesso in dvd, a prezzi irrisori e totalmente auto-prodotto/distribuito. Vi terremo informati. Grazie per la bella intervista e grazie al Maestro… per tutto.

Intervista a Sandro Sandroni – L’Ora Dell’Orrore

SANDRONI: IL DIGNITOSO PASSO INDIETRO DI UN MAESTRO
Di Riccardo Redolini (L’Ora Dell’Orrore)

 Nel 2012 ha rivoluzionato la scena dell’horror indipendente con una raffica di successi (chi non ricorda, per esempio, cortometraggi come Full Di Morte, Morte Mortale e Paranormal Piscina?), poi ha sfornato il classico dei classici natalizi, Natale Brividoso, prima di ritirarsi a vita privata per un po’.

Un solo acuto nel 2013, il sequel Paranormal Piscina 2: Sumer Party, quasi a soddisfare i fan che volevano un nuovo lavoro del “Maestro” (come ama lui stesso definirsi).
Poi, un altro lungo silenzio. E la domanda è una sola: CHE FINE HA FATTO SANDRO SANDRONI?

Per soddisfare le numerose richieste che ci sono giunte in redazione, e per regalarvi un’intervista indimenticabile, Sandroni ci ha aperto le porte del suo ranch lodigiano per raccontarci le sue verità.
Un’altra piacevole sorpresa è stata la presenza del noto compositore Oscar Perticoni, amico di lunga data e collaboratore del Maestro Sandroni.

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Riccardo Redolini: Sandro Sandroni, tutti si domandano, che fine ha fatto il re dell’horror made in Italy?

Sandro Sandroni: Vede, proprio in quanto re, ho deciso di abdicare. Con i miei lavori ho dimostrato di puntare a un livello qualitativo ed artistico elevato, motivazione che non ho invece riscontrato né nel pubblico né in molti miei colleghi e registi horror.
Non mi sento rappresentato dall’horror italiano.

RR: Quindi importanti riconoscimenti (il Reign Of Horror Award, il premio speciale al Festival di Piumazzo) e migliaia e migliaia di visualizzazioni su Youtube non l’hanno convinta a proseguire nella sua carriera?

SS: In realtà non credo che la mia sia una scelta definitiva. Ora non mi sento di far parte di questa misera scena horror, ma non escludo che a breve risentirete parlare di me.
Non è un caso che l’amico Perticoni sia qui con me….

(Perticoni ci raggiunge)

 Oscar Perticoni: Grazie Sandro, in effetti io e il Maestro stiamo lavorando su qualcosa di grosso… Non so se il pubblico italiano sarà pronto, ma non escludiamo l’eventualità di rivolgerci direttamente all’estero, dove siamo di gran lunga più stimati ed apprezzati. Oscar.

RR: Ma cos’è che vi disturba, della scena horror indipendente italiana?

SS: (visibilmente alterato) E me lo domanda? Si guardi in giro, legga le bacheche, i forum, guardi qualche cortometraggio dei cosiddetti “registi”…
Vedo presuntuosi registucoli che fanno cortometraggi dove l’attore legge visibilmente il copione mentre recita, altri truccati come metallari che non fanno altro che srotolare budella con inquadratura fissa, altri ancora visibilmente sovrappeso che pubblicano più foto di loro nudi che opere cinematografiche. Altri fighetti di 20 anni tatuati che si sentono arrivati, o degli invertiti cresciuti che, in posa, criticano in maniera sprezzante i lavori altrui. Insomma, io non spreco il mio talento per condividerlo con questa gente.

RR: Non si salva nulla, in questo panorama desolato?

SS: Certo, c’è anche del buono. Ma le persone che stimo sono quelle di cui mi circondo, e non ho bisogno di un articoletto da 4 soldi per dire loro quello che penso delle loro opere.

OP: Se posso aggiungere una cosa, ci tengo a sottolineare che da noi in Polonia tutta questa gentaglia non viene neanche considerata. Anzi, è stata recentemente abrogata una legge che impedisce ai registi, senza un’abilitazione precisa, di caricare filmati su Youtube. Credo dovremmo prendere la Polonia ad esempio. Oscar

RR: Sono parole dure… Quindi, che cosa vi sentite di dire ai fedelissimi fan dei vostri film? La leggenda Sandroniana prosegue o si ferma qui?

 SS: Farò quello che mi pare, come ho sempre fatto nella vita. Per ora non voglio mischiarmi con lo schifo che ci circonda, ma io ed Oscar siamo uomini da set. Non credo riusciremo a stare a lungo lontano dalla cinepresa e dal successo che ci spetta. Quindi state attenti, perché Sandroni probabilmente tornerà, quando meno ve l’aspettate.

RR: Futuro incerto dunque, ma una sola certezza: Sandroni non è sazio. Posso chiedervi di chiudere con un saluto ai nostri lettori?

OP: Un caldo abbraccio a tutti. Oscar.

 SS: Un saluto dal Maestro. Ricordate sempre: io sono Sandroni, dannazione! E voi chi cazzo siete?

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Charlie, il cannibale sfortunato.

Non è che Charlie sia cattivo, solo ha dei gusti particolari. Tu, ad esempio, ami la pizza e odi i broccoli. Charlie ama la carne umana e odia tutto il resto.

Se ci fosse l’Happy Human Meal, Charlie avrebbe la casa piena zeppa di pupazzetti.

Charlie ha diciannove anni. Inizia per caso: mangiandosi le pellicine delle dita delle mani. Gli piace. Prosegue alla falange successiva, poi all’avambraccio. Giunto al gomito, Charlie capisce che deve trovare una fonte di eteronutrimento.
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Uscito di casa, Charlie rompe il vetro di una finestra e si infila in un modesto appartamento di periferia.

Apre il frigorifero, sperando di trovarci viscere del genere homo sapiens sapiens, ma si rende conto che non ci sono poi così tante probabilità.
Formaggi, verdure, carne disumana: che schifo. Tanto peggio per il padrone di casa.

Charlie aspetta dietro al divano il ritorno dell’inquilino, Charlie ha fame.

Pensa a una coscia di centometrista, a un polpaccio di ciclista, a un pisello di pornattore.

Charlie sbava.

Si ricompone solo quando sente le chiavi nella toppa: entra un trentenne magrolino con un trolley. Non c’è molta ciccia, ma per battezzare la carriera di mangiasimili può bastare.

La Sua Cena è al telefono, parla con qualcuno. Charlie ascolta e scopre che La Sua Cena è appena tornata da un viaggio in Africa, volontariato, buoni propositi ed inevitabile jet-lag.

Ma chi se ne frega, pensa Charlie. La gente si interessa mai di quanti piccoli avesse avuto la mucca nel piatto, o dove sia nato il maialino che stanno sgranocchiando?

La Sua Cena si mette ai fornelli, Charlie scivola sul balcone e fa rumore di proposito.

La Sua Cena esce a controllare, con passo stanco e strascicato.

Charlie è dietro a un grosso vaso di fiori, abbastanza grande da nasconderlo, abbastanza piccolo da farlo saltare fuori, colpire in testa La Sua Cena e stordirla.

Ora è Charlie ai fornelli. La sua cena è La Sua Cena.               

Con perizia, Charlie apparecchia la tavola, versa nel piatto i rosolati testicoli delLa Sua Cena (sembrano due polpette Ikea, pensa Charlie), con contorno di altre parti a cui non saprei risalire. Ne beve il sangue, come fosse un rosso d’annata.

Charlie accende la tv, c’è un programma di cucina. Ironico.

Consuma La Sua Cena come fosse la prima e l’ultima. E’ deliziosa. Pensa che uno nasce con una certa natura, e non la può cambiare. Anzi, è giusto così. Perché i vitelli sì e i giovani trentenni magrolini no? Si pulisce la bocca con cura. Finisce La Sua Cena.
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Poi Charlie prende il trolley delLa Sua Cena, lo porta in camera e lo svuota: Charlie ha deciso che si prenderà cura delLe Sue Cene. Che non le userà e basta. Ci tiene al galateo.

Oltre ai vestiti e a qualche souvenir pacchiano, ci sono dei fogli. Charlie inizia a leggere, vorrebbe capire chi ha appena mangiato, chi lo ha sostentato per le successive ore.

La Sua Cena si chiama Oscar. La Sua Cena era in Uganda, lavorava come volontario in un villaggio che disponeva a malapena di carne animale, figurarsi di carne umana.

Charlie pensa che avrebbe ben poco da mangiare, là.

Charlie prosegue a leggere. C’è un foglio, un referto medico, che dice che Oscar ha la malaria.
Che occorre che smetta di lavorare, torni a casa ed inizi una cura al più presto, o non c’è scampo.

Charlie non sa molto della malaria, ma il nome suona maledettamente contagioso.

Charlie fa due conti, su due piedi, sa di essere fottuto.

Ha appena ingerito morte, più o meno.

Charlie corre in bagno, si ficca due dita in gola, rimette al mondo Oscar in uno sbilenco parto orale.

Troppo tardi.

L’ultimo pensiero di Charlie, riverso nella tazza del cesso, è che una volta ha letto che ci sono circa 40 casi di malaria all’anno.

Charlie muore pochi secondi dopo aver maturato la convinzione che il karma esiste, e la sfiga pure.

Charlie muore sazio e un po’ incazzato. Charlie, il cannibale sfortunato.

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Coerenza.

Questa è la storia di due gabbie. Ogni gabbia contiene un gatto.

Le due gabbie sono in viaggio. Giunte a destinazione, passano la notte su dei tavoli, dei teli a coprirle.

La mattina dopo, i teli si alzano. Le gabbie si aprono. L’ordine è casuale.

Oltre un telo c’è un salotto, oltre all’altro telo un laboratorio.

Oltre a una gabbia c’è la faccia di un bambino, oltre all’altra quella di uno sperimentatore.

La prima cosa che giungerà dal primo sarà una mano, la prima cosa che giungerà dal secondo sarà un impianto nel cervello che procura scosse.

Il suono che scuoterà la prima gabbia sarà quello delle fusa, il suono che scuoterà la seconda sarà quello delle grida di dolore.

Le gabbie in partenza erano identiche, il contenuto pure.

Se senti solo le fusa, è solo perché non ti poni grosse domande.

Se sei il bambino di cui sopra, la speranza è che un giorno non lontano te le porrai.

Se sei il genitore del bambino di cui sopra, non è mai troppo tardi per portele.

FERMA LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE.

DANTE FERTILIZZANTE, LA VIGNATONA e LE COINCIDENZE CHE NON ESISTONO.

Ho capito quasi subito di non avere i requisiti necessari per tenere botta rispetto alla vita. E’ il 1992, credo, terza elementare. Per completare l’album degli Sgorbions (gli anni 90 erano una figata, si) mi manca solo una maledetta figurina. Si chiama Dante Fertilizzante: il mio sacro graal, il mio tessoro. Una mattina illuminata, il mio amico e compagno di classe Cristian entra nell’atrio della scuola e mi allunga Dante Fertilizzante: “ce l’ho doppio, tieni”.

Nel momento preciso in cui ottengo qualcosa di importante, ottengo la paura di perderla. Nel mio caso, la paura è grande, grossa e ben presto muta in angoscia. Di farmi rubare la figurina, di smarrirla, di rovinarla.

Così, ecco la contraddittoria intuizione. Forse un bambino ha un modo solo per scacciare i mostri: non esserne più l’interesse. Così avvicino un bambino a caso e gli regalo la figurina.

Senza di lei, non ho quello che voglio ma non ho neppure paura.

Un perverso modo di sopravvivere. O forse il più innocente che mi venisse in mente.

 In quegli stessi anni, durante l’intervallo, la mia classe e le altre sezioni si riversano nel parco accanto alla scuola e per 15 minuti si scatenano in attività che si concludono sempre con qualche sbucciatura o piagnisteo. E’ lì il primo ricordo di te, che prendi per il culo una compagna grassa e goffa. La chiami Vignatona e la sbeffeggi un po’ troppo correndo per il prato.

Che tu ci creda o meno, è l’unico momento in cui ti rivedo senza un’ombra e senza la fatica della vita addosso. Anche dopo vent’anni di amicizia, devo tornare là.

Negli ultimi mesi ho scoperto che stai male, peggio della mia peggiore previsione. Basterebbe a farmi pensare a queste cose, ma il periodo è gravido di notizie e così scopro che in ginocchio non ci sei solo tu. Persone altrettanto vicine a me, persino consanguinee. Hanno tutte perso la rotta, al punto da vergognarsi di dirlo, da vergognarsi di chiedere aiuto. E forse fate bene a non chiedermelo, se è vero che non so custodire neanche una figurina. E che le palle e la rotta le ho perse anche prima di voi, forse. Le coincidenze non esistono, la situazione non migliora. E io perdo il poco coraggio che ho. Vorrei qualcuno che mi dicesse che è il contrario, che me lo mostrasse. Che mi dimostrasse che possiamo tornare ai tempi della Vignatona, con tutti gli sforzi di cui siamo capaci. Ma che si possa.

 Quando penso a voi, che arrancate… Quando penso a me, che non riesco a dirvi altro che “coraggio”… Quando penso che Dante Fertilizzante ha forme diverse, ma mi crea sempre gli stessi scompensi… In tutti questi momenti, non posso non pensare a chi dice che la vita è bella. E, a meno che non sia Benigni, chiederei loro di tacere. O di specificare: la vita PUO’ essere bella. Basta pensare poco, ridere di tutto, avere le palle. E anche culo.

Quella Casa Nel Bosco

tratto dal sito The Reign Of Horror (www.alexvisani.com), un personale tributo al film dell’orrore più geniale e creativo degli ultimi tempi, prevedibilmente ignorato dalla massa.

QUELLA CASA NEL BOSCO (THE CABIN IN THE WOODS) di Drew Goddard

ImageGli ingredienti c’erano tutti: un titolo familiare e un po’ generico, una scrittura sapiente (Drew Goddard, già sceneggiatore di Cloverfield) e una locandina enigmatica e suggestiva.

Nonostante la lunga gestazione – girato nel 2009, conteso tra il tre e il duedì (fortunatamente l’ha spuntata quest’ultimo) e distribuito soltanto quest’anno – Quella Casa Nel Bosco si profilava come il classico titolo con allegata l’etichetta, talvolta scomoda, di “next big thing” del cinema horror.
Gigantesche aspettative, raffica dirumours e congetture sulla sinossi di un film che al di là del nome pareva troppo autoriale ed ambizioso per essere un banale ricalco dell’horror boschivo à la Raimi.
Eppure il film diretto da Goddard (e scritto con il versatile sceneggiatore Josh Whedon, The Avengers, Buffy, Toy Story) nella prima mezzora sembra proprio un remake di Evil Dead, con un canonico quintetto giovane e vizioso che parte per il weekend che sarà “il più bello della nostra vita” verso una catapecchia immersa nel bosco di un’America allo stato brado.
C’è la ragazza promiscua che si accoppia con l’atleta (Chris Hemsworth, Thor, The Avengers), lo sballato (Fran Kranz, The Village) e il secchione sensibile che farà breccia nel cuore dell’ultimo e più meditabondo membro della comitiva, vale a dire la verginella (Kristen Connolly, E Venne Il Giorno).
Dopo un incontro ravvicinato con l’altrettanto proverbiale redneck alla pompa di benzina, i cinque arrivano al cottage che li ospiterà: manco a dirlo la baracca cade a pezzi ed è munita di uno scantinato che più lugubre non si può, che puzza di muffa e – soprattutto – di già visto: ma proprio lì il destino dei protagonisti viene segnato da un meccanismo oscuro ed imprevedibile: qui il film vira bruscamente, calano le tenebre e degli zombies circondano la casetta e si mangiucchiano un po’ di ospiti. Prima Raimi, ora Romero… che altro? No, le cose sono molto più contorte e terrificanti di quanto sembri, la verità è un orrore che cresce esponenzialmente, così come il ritmo e la qualità del film, puro capolavoro moderno del genere, che non tradisce le attese ma addirittura le travalica. Tessendo una ragnatela di inganni in un film che, in ultima analisi può essere letta come una brillante gigametafora del cinema horror.

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Attenzione però: non si tratta di solo mistero e non è un mero metagingillo: Quella Casa Nel Bosco è divertente, beffardo e spaventoso. Gronda sangue e risate, stordisce come un vuoto d’aria (malsana) che mozza il fiato.
Pura linfa vitale per un affiliato dell’horror-club, irresistibile tranello per chi ancora non lo è (e probabilmente lo diverrà, dopo la visione). La prima regia di Goddard è tecnicamente e artisticamente ineccepibile, pazza e cruda idea grandguignolesca.
Che, seppur nella sua originale ed istrionica veste, non rinuncia a citare i già citati capolavori del passato, nonché molti dei suoi protagonisti. Andando oltre, rinnovando (e stravolgendo) deiclichés, giocando con essi e situandoli in un contenitore tecnologicamente avanzato e diabolicamente inimmaginabile. Il miglior film horror dei tempi recenti.
Bando dunque alle nostalgie per i capolavori delle decadi lontane: ora avete il vostro cult, il vostro classico. Una bellissima “Casa” tutta vostra.

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DAGHERORRORTIPI: First Sequence

Ogni anno, nel mondo, vengono prodotti centinaia di film dell’orrore. Con i criteri più bizzarri, alcuni di essi giungono nelle nostre sale.
Ogni anno, in Italia, milioni di spettatori si riversano a vederli. Con i moventi più bizzarri, alcuni di essi si distinguono, nelle nostre sale.

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Ecco le CATEGORIE più numerose e pittoresche

LA COPPIETTA SPROVVEDUTA: Lui viene da trascorsi di Fast & Furious e cinepanettoni. Dell’horror è pressoché un neofita e anche se non lo direbbe mai ai suoi amichetti tamarri, i film dell’orrore lo terrorizzano. Lei pensa che, in casi estremi, lui la tranquillizzerà e rassicurerà. Dopo venti minuti lui è bianco come il papa, lei verde come Slimer. Per tutelare l’onore lui dirà “che film del cazzo” e trascinerà la tipa verso la più vicina camporella. Lei, dopo una (s)boccata d’aria, si riprenderà. La volta successiva andranno a vedere Cars2 e lui dispenserà coraggio: “tranquilla amore, ti difendo io da Cricchetto”.

LA COPPIETTA ARRAPATA: Escono insieme da poco, troppo poco per saltare il romanticismo e passare direttamente dalla tavola al divano e dal divano a letto. Allora scelgono il cinema e un film dell’orrore, convinti che qualche brivido possa rilasciare adrenalina e giovare alle pratiche che seguiranno. Una volta constatato che la visione non aiuta a creare l’atmosfera, iniziano a pomiciare in maniera spinta senza badare allo schermo e ai vicini di poltroncina. Se non ci scappa la sveltina al bagno dell’Uci (pratica certificata), il film terminerà e lui esclamerà l’ormai ricorrente “che film del cazzo!” prima di tornare a casa a fare quello che, sostanzialmente, avrebbe potuto ottenere senza spendere i soldi di biglietti, popcorn  (senza fondo bucato) e bibitona (tot.: 28,50 €).Image

LO STRONCATORE: A volte solo, a volte con amico/i molto meno interessato/i di lui. Dell’horror si considera un esperto (più o meno legittimamente). Già venti minuti prima dei trailer ha virtualmente affossato il film, facendo riferimento ai prevedibili plagi rispetto ai capolavori del passato. Scuote la testa ad ogni scena perché sa già cosa succederà e “sostanzialmente è presa pari pari da quel film di Fulci del 1976”. A mezzanotte il film finisce, a mezzanotte e cinque ha già postato su mezzo web il proprio disappunto, condito da una parure di “Lo sapevo” e di “Ve l’avevo detto”.

LE LOLLIPOP: Gruppetto di ragazzine che va dalle tre alle centocinquanta unità. Si accusano a vicenda di aver scelto quel film, troppo pauroso e senza Robert Pattinson. Hanno paura anche della pubblicità del superenalotto proiettata tra un trailer e l’altro. Sobbalzano, urlano e continuano ad accusarsi. Dopo mezzora sono tutte ai rispettivi iphone. “Le mie amiche sono proprio delle pazze”.Image

QUELLI CON LA TESSERA DELLA “3”: Il meccanismo è semplice. Hanno i biglietti gratis, ma il film lo decide la cassiera. E se c’è solo “Violentatori Maniacissimi 4” ci vanno ugualmente sperando che sotto sotto sia roba intellettuale alla Truffaut. “Si, ma tanto era gratis”.

I SANGUINARI: Alla faccia della cultura cinematografica, l’importante è che ballonzolino tette e fuoriescano organi interni. La goduria cresce a ogni spruzzo di globuli rossi, chissenefotte della trama. Dello splatter si ritengono esperti, ma se li chiami Figli Di Troma si sentono offesi e ti picchiano. Spesso adolescenti butterati, se fra loro c’è qualche ragazza il pavoneggiamento si moltiplica e vantano visioni fantascientifiche di film truculenti, in realtà mai esistiti. Hanno il pigiamino di Spongebob, ma non lo dicono in giro.Image

I CAPRI ESPIATORI: Sono amici impressionabili di horror-fans. Una tantum si prestano al ruolo di accompagnatori, in nome del valore amicale. A vedere roba che “tranquillo, è un film leggero”. Nel migliore dei casi l’amicizia finirà dopo la visione, nel peggiore l’amicizia si consoliderà nei bagni del cinema, dove il capro espiatorio vomiterà i precedenti pasti. A proposito, Davide, mi dispiace per quella volta di Saw2. Queste righe sono dedicate a te e all’addetto del cinema che cercò di rincuorarti proponendoti di vedere King Kong gratis.